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La Radio Vaticana e le onde elettromagnetiche

TESTO INTEGRALE DELL'INTERVISTA DEL DIRETTORE GENERALE DELLA RADIO VATICANA,
PADRE FEDERICO LOMBARDI AL CORRIERE DELLA SERA.

(09 giugno 2011)

Il Corriere della Sera ha pubblicato oggi sul suo sito online, un ampio estratto dell’intervista che ha realizzato con P.Federico Lombardi, Direttore generale della Radio Vaticana, in merito al Centro trasmittente della Radio Vaticana a Santa Maria di Galeria. L’intervista prende spunto dalle nuove iniziative intraprese dai Comitati di Cesano che denunciano la pericolosità delle emissioni elettromagnetiche.

Pubblichiamo il testo completo delle risposte di P. Lombardi alle domande avute dalla redazione romana online del Corriere della Sera.

Accuse gravi, molteplici processi, infinite udienze con corollario di polemiche: ritiene che i mass media abbiano ingigantito oltre misura il problema dell’inquinamento elettromagnetico a Cesano e dintorni ? Qual è la realtà dei fatti secondo il vostro punto di vista ?

La realtà dal nostro punto di vista è relativamente semplice:
1. Diversi anni prima che l’Italia si desse una qualsiasi normativa per quanto riguarda le emissioni elettromagnetiche esisteva già un’Istituzione internazionalmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come competente in questo campo. Si chiama ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti), ed ha regolarmente pubblicato raccomandazioni e indicazioni per la protezione delle popolazioni e dei lavoratori addetti alle attività professionali. La Radio Vaticana le ha sempre studiate e attentamente rispettate, facendo regolari misurazioni all’interno e ai confini del territorio del Centro Trasmittente. Le indicazioni dell’ICNIRP sono state adottate dallo Stato della Città del Vaticano nel 1992 e dall’Unione Europea nel 1999, pur lasciando liberi i diversi Stati di adottare anche altre norme. Quindi la Radio Vaticana anche in un passato più lontano si è sempre mantenuta in regola con le raccomandazioni internazionali, emanate dall’Ente scientificamente più autorevole in materia.
2. L’Italia si è dotata nel 1998 di norme più restrittive, entrate in vigore nel 1999. Dato che la Radio Vaticana agisce dal Centro extraterritoriale di SMG in base a uno specifico Accordo internazionale fra Italia e Vaticano ratificato dal Parlamento nel 1952, quando è sorto il problema del rispetto o meno delle nuove norme italiane, la Radio Vaticana si è ritenuta non strettamente obbligata, ma giustamente disponibile a tenerne il dovuto conto, e quindi a trattare con le autorità italiane la questione. Nel 2000 si costituì quindi una Commissione bilaterale che trovò rapidamente un accordo, e dall’estate del 2001 la Radio Vaticana ridusse la potenza di alcune trasmissioni (che erano causa di superamento dei nuovi limiti italiani in alcune direzioni e alcune ore del giorno), in modo che le norme italiane fossero rispettate sempre e dovunque. Le campagne di misure successive, compiute dagli enti italiani competenti, regolarmente richieste dalla Radio Vaticana alle autorità italiane, hanno confermato il rispetto di queste norme, che sono fra le più restrittive del mondo. Quindi siamo tranquilli non solo di non danneggiare nessuno, ma anche di non dare ragioni obiettive di preoccupazione.

Come sappiamo, sono state manifestate preoccupazioni, sono stati organizzati comitati, e mosse accuse gravi nei confronti della Radio Vaticana. Vi è stata una forte eco di queste accuse nei media, in particolare nella prima parte del 2001. Naturalmente i comitati hanno in certo modo cercato questa eco, perché ciò fa parte della loro stessa finalità. E’ comprensibile che i media se ne siano occupati, per motivi diversi e anche disparati: l’accresciuta sensibilità generale ecologico-ambientale (di cui non vanno negati gli aspetti positivi); la naturale sensazionalità di ciò che concerne ogni realtà “vaticana” e ogni vicenda potenzialmente conflittuale; nei primi mesi del 2001 c’era anche il contesto elettorale…Naturalmente ogni questione che tocca la salute, e in particolare la salute dei bambini, ha una forte risonanza emotiva nel pubblico. Tutto ciò fa sì che io non mi sia mai stupito di ciò che veniva detto o scritto, anche se mi sembra di aver trovato abbastanza raramente nei media la volontà e la capacità di una visione e di una presentazione obiettiva della situazione e dei problemi. Molti titoli hanno parlato di “onde che uccidono”, e sentirsi per anni accusati di assassinio di bambini non è molto piacevole, e non credo che sia un esempio di buona informazione.

Quando vi è giunta notizia dei primi problemi ? Qual è stata la vostra reazione ? Che cosa hanno scoperto gli esperti da voi consultati per le perizie su Cesano ?

Il fatto di interferenze in apparati elettrici o elettronici nell’area intorno al Centro Trasmittente era noto, ed in sé naturale. Nessuno che va ad abitare non lontano da una stazione si stupisce se sente passare i treni…Generalmente si tratta comunque di problemi risolvibili con semplici interventi tecnici secondo le norme per l’uso e l’installazione degli apparati da parte degli utenti o dei gestori. La questione si è posta in termini decisamente diversi e più seri con la pubblicazione di uno studio epidemiologico dell’Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio (1999 e 2001) che riteneva di trovare elementi di correlazione fra la distanza dal Centro e certe patologie ematopoietiche. Da allora si è entrati in una fase di studio e di dibattito aperto sulla questione scientifica e sanitaria. Naturalmente lo abbiamo approfondito anche noi, personalmente e con l’aiuto di esperti di provata competenza. Abbiamo collaborato attivamente fornendo molti dati al Gruppo di lavoro costituito presso l’Istituto Superiore di Sanità nel 2001 dall’allora Ministro della Salute, Veronesi, che pubblicò un rapporto del tutto tranquillizzante (mi sia permesso di osservare che è stato l’unico studio in cui ci è stato chiesto di collaborare, cosa che abbiamo fatto con piena disponibilità; altri studiosi non si sono fatti vedere). Naturalmente lo studio scientifico delle questioni sanitarie non riguarda solo la Radio Vaticana, che è un caso particolare ma simbolico di questa problematica. Come in tutte le questioni dibattute non vi è un consenso generale, ma il campo si divide in certo senso e per così dire fra “innocentisti” e “colpevolisti”. Cioè fra chi ritiene che non vi sia alcuna argomentazione scientifica fondata su una connessione causa-effetto fra le emissioni elettromagnetiche utilizzate per la radiotrasmissione della Radio Vaticana e malattie ematopoietiche, e chi invece ritiene che vi siano indizi o addirittura prove di questo nesso. Non è necessario che spieghi da quale parte sta la Radio Vaticana e da quale parte stiano i Comitati che la attaccano. A quanto ci risulta, la letteratura scientifica internazionale prevalente, che è molto abbondante, non ritiene in alcun modo dimostrato un nesso di causalità. Ciò che negli ultimi giorni è stato pubblicato a proposito dello studio dell’OMS sui telefoni cellulari riguarda una situazione completamente diversa da quella della Radio Vaticana.
Negli ultimi mesi il punto d’appoggio principale della critica alla Radio Vaticana è una perizia fatta per incarico del GIP in un procedimento contro la Radio Vaticana per “omicidio colposo” (procedimento del tutto distinto da quello concluso con una sentenza della Cassazione del febbraio scorso, che riguardava i disturbi e non danni alla salute). Il perito, Andrea Micheli, ritiene di aver verificato un aumento di rischio di malattia e di morte per alcune patologie in certe aree circostanti il Centro trasmittente della Radio Vaticana e ne attribuisce la causa alle trasmissioni radio. Già la possibilità stessa di una perizia attendibile di questo genere (esclusivamente epidemiologica e senza alcuna misura di campi elettromagnetici) era stata oggetto di molte discussioni, ma anche lo studio critico di tale perizia compiuto dai nostri esperti - il prof. Veronesi e la Dr.ssa Lagorio – ne contesta radicalmente l’attendibilità dal punto di vista scientifico, metodologico, e ne mette in rilievo le incongruenze.
Questa perizia, insieme a una ricostruzione dell’intera vicenda dal punto di vista dei critici della Radio Vaticana, è stata rilanciata in un piccolo libro recente, intitolato “Bomba atomica”. Il titolo stesso, che si rifà ad alcune infelici parole del perito nella sua deposizione davanti al GIP, dice quanto diventi sproporzionata e al limite ridicola una presentazione di parte di un problema complesso. Per rispetto alle decine se non centinaia di migliaia di morti delle due bombe atomiche, bisognerebbe risparmiarsi paragoni così insensati. Inoltre bisognerebbe dimostrare di sapere meglio di che cosa si parla. Ad esempio l’Autore del libro, A.Ramaccioni, non capisce che quando il perito diceva 500% parlava di un rischio cinque volte più alto, mentre nel libro passa a parlare di un rischio 500 volte più alto (p.43)…In questo modo diventa difficile pensare di poter mantenere il dibattito su un piano razionale e scientificamente fondato.
Non si può entrare qui in una discussione più dettagliata dei risultati della perizia dal punto di vista metodologico e scientifico (del resto sia la perizia sia la controperizia sono pubblicate in siti internet e possono essere studiate da chi lo desidera). Ma mi sia lecito far presente che nessuno ha dato mai una spiegazione di un qualsiasi meccanismo per cui un’emissione elettromagnetica come quelle di cui parliamo potrebbe causare un’alterazione in una cellula così da provocare una malattia. Non per nulla il prof. Veronesi - che di queste malattie ne sa qualcosa – pur non qualificandosi cattolico si è offerto spontaneamente e gratuitamente ad essere perito in nostra difesa perché ritiene di doversi opporre, in nome della ragione e della scienza, ad un’accusa non fondata.

Ritenete che si possa sviluppare una collaborazione con i comitati dei residenti ?

Una collaborazione con i Comitati non è facilmente ipotizzabile, nel senso che essi hanno fin dall’inizio assunto una posizione di “lotta”, che mirava essenzialmente alla promozione di processi penali e alla fine delle attività di trasmissione radio dal Centro della Radio Vaticana, cosa che noi non abbiamo ritenuto finora né giusta né possibile. Nel 2001 avevo fatto anche personalmente un tentativo di incontro, ricorrendo alla mediazione del parroco, stimato e rispettato da diversi membri di uno dei comitati. Mi fu risposto di no dalle pagine del vostro quotidiano, che si era fatto portavoce del Comitato in questione. Quando venne organizzata una manifestazione davanti alla sede di Radio Vaticana, a Roma, alcuni miei collaboratori andarono alla Stazione di San Pietro ad attendere il gruppo dei manifestanti e ad accompagnarlo fin da noi; ricevemmo una delegazione e il giorno successivo ospitammo in trasmissione il portavoce del Comitato. Ma in realtà non c’era un’intenzione di dialogo. O almeno non risultava. Non ci venivano chieste informazioni su ciò che facevamo, sulla intensità o le modalità delle nostre trasmissioni, sui criteri a cui ci attenevamo, ecc. C’era una chiara e inequivocabile richiesta di terminare l’attività di trasmissione dal Centro di SMG, che noi non ritenevamo giusto e necessario di poter accettare. In questo senso la nostra risposta alle accuse e preoccupazioni è stata data nei fatti, cioè nel rispettare l’impegno assunto di osservare le norme italiane, che, essendo molto restrittive, garantiscono non solo la tutela della salute, ma anche una piena tranquillità delle popolazioni interessate. Ci rendiamo ben conto infatti che, anche se siamo convinti che le raccomandazioni internazionali siano più che sufficienti per la tutela della salute, i cittadini italiani possono essere più tranquilli se sanno che sono rispettate delle norme ancora più restrittive poste dalle autorità italiane. E questo lo abbiamo fatto, con scrupolo, dal 2001, cioè da dieci anni a questa parte. Qualcuno forse ne dubita, ma è vero; e viene attestato dalle stesse autorità italiane in base all’esito delle ripetute campagne di misurazione compiute nelle aree circostanti il Centro trasmittente.

Come si prospetta il futuro di Radio Vaticana con lo sviluppo delle nuove tecnologie?
Quanto resterà dell’attuale sistema di trasmissioni via etere e quanto, invece, verrà potenziata la diffusione del segnale via web o via satellite ?

Il discorso sullo sviluppo delle tecnologie di comunicazione è fondamentale per capire il passato e le prospettive in avvenire. Le trasmissioni in Onde Corte e Medie sono state fondamentali per molti decenni. Le Onde Corte sono state di fatto (e sono in certo senso tuttora) l’unico modo di raggiungere da un punto del globo ogni altro punto senza dipendere da strumenti o stazioni intermedie. Grazie ad esse si sono potuti servire popoli oppressi e comunità perseguitate o lontane ed isolate facendo un servizio importantissimo, che ha suscitato gratitudine immensa di molte persone. Come tutti sappiamo, le telecomunicazioni si sono sviluppate moltissimo con nuove tecnologie, e naturalmente la Radio Vaticana segue e partecipa a questo sviluppo. Utilizziamo regolarmente i satelliti dai primi anni 90 e l’internet da quando ha cominciato ad esistere: il Sito web della Radio Vaticana, in una quarantina di lingue e con testi scritti in una quindicina di alfabeti è una fonte di grandissima ricchezza informativa e una piattaforma da cui si diffondono podcast, newsletter per email, video news, ecc. Ma anche per le trasmissioni in audio questo permette oggi alla Radio Vaticana di raggiungere moltissimi ascoltatori (in certi paesi la grande maggioranza) grazie alla ritrasmissione da parte di molte radio nazionali o locali, e non direttamente con le trasmissioni da Santa Maria di Galeria. Inoltre, proprio dal Centro di SMG, partecipiamo da anni alle sperimentazioni per l’uso delle tecnologie di trasmissione digitale in Onda Corta e Media, che – se decollassero veramente per la diffusione di nuovi ricevitori radio – permetterebbero una più elevata qualità di segnale pur con potenze di trasmissione (e quindi emissioni elettromagnetiche e consumo energetico) assai minori, cosa del tutto desiderabile da ogni punto di vista.
Tutto questo significa che ci muoviamo attivamente in direzioni che comportano la riduzione delle trasmissioni con alte potenze da SMG. Oltre alla riduzione sostanziale già attuata dal 2001 delle trasmissioni in onde medie (a cui erano dovuti i parziali superamenti dei limiti italiani), trasferite in parte per alcuni anni al centro di Montecarlo-Radiodiffusion e poi terminate, si sono attuate alcune riduzioni anche di trasmissioni in onde corte e se ne prevedono altre man mano che la ritrasmissione locale dei programmi di Radio Vaticana aumenta e la diffusione di internet li rende più accessibili nelle diverse regioni del mondo. Rimangono tuttavia regioni del mondo molto importanti per il servizio della Radio Vaticana dove gli ascoltatori sono tuttora raggiungibili principalmente con le onde corte diffuse con la tecnologia tradizionale, in particolare ampie parti dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia. Si tratta di aree dove è proibito lo sviluppo di radio locali indipendenti o cattoliche, o dove internet non è diffuso o disponibile o affidabile, o dove è addirittura instabile la fornitura di elettricità… Mi si permetta anche di osservare che per le trasmissioni in Onde Corte l’imponenza delle antenne, che a volte colpisce o intimorisce, non deve indurre a pensare che le popolazioni vengano investite da potenti fasci di radiazioni, poiché la trasmissione è diretta verso la ionosfera, cioè verso l’alto, e non parallelamente e lungo la superficie del terreno. Per questo noi ci siamo sempre sentiti e ci sentiamo tuttora obbligati a difendere questa attività del Centro di SMG, essendo convinti che ciò avviene senza danni delle popolazioni circostanti.

Nei progetti dell’emittente della Santa Sede c’è un nuovo centro di trasmissione radiofonica che consenta lo spostamento degli impianti da Cesano e quindi una sensibile riduzione dell’inquinamento elettromagnetico nella zona ?

E’ stato detto varie volte che avremmo dovuto trasferire il Centro trasmittente in altra zona, in seguito all’accresciuta urbanizzazione. Penso anche io che oggi non si prenderebbe l’iniziativa di costruire un simile Centro Trasmittente dove si trova ora con la crescita vicina della città (anche se a volte si è trattato di una urbanizzazione che avrebbe dovuto tener pure conto dell’esistenza di un Centro ufficialmente approvato dalla legge italiana). Ma la questione fondamentale è che in questi anni recenti non era in alcun modo ragionevole costruire ex-novo, con investimenti altissimi, un Centro fatto per trasmissioni con tecnologie sviluppate alcuni decenni fa, che sono tuttora necessarie o utili per certe aree e scopi, ma che sono in via di superamento. In parte si possono trasferire delle trasmissioni via etere ad altri centri esistenti altrove, appartenenti a diverse istituzioni (ad es. in Africa, Russia, ecc.), cosa che già facciamo da tempo, ma che comporta incertezze nel servizio e quindi non è una soluzione veramente sostitutiva di un centro proprio. Si tratta dunque di seguire e utilizzare con intelligenza e responsabilità lo sviluppo delle tecnologie non solo a Roma, ma anche nelle diverse aree del mondo da servire, e continuare a identificare le possibilità di decentramento più ragionevoli. In questo modo l’intensità delle emissioni – mantenuta già da un decennio al di sotto dei limiti italiani - continuerà gradualmente a diminuire, forse anche drasticamente se ne apparirà l’opportunità, non certo ad aumentare. Sia per motivi ambientali sia per motivi economici, nessuno ha interesse ad andare nella direzione di attività ad alto dispendio di energia. Insomma, la “soluzione finale” del problema, con una configurazione dell’attività trasmittente sostanzialmente diversa dalla passata e dall’attuale, è questione di tempo, anche se ora è difficile prevedere un intervallo di tempo determinato. Ciò dipende dallo sviluppo delle comunicazioni, che seguiamo da sempre con impegno e attenzione (ci consideriamo eredi di Marconi, che ha costruito la prima stazione radio vaticana!), e mi si permetta di assicurare, con senso di grande responsabilità per la salute e la serenità dei lavoratori della Radio Vaticana stessa e delle popolazioni.

Quali rapporti con la popolazione della zona ? Com’è, dopo le tensioni e le incomprensioni degli scorsi anni, lo stato delle relazioni con gli abitanti di Cesano, visto attraverso l’osservatorio privilegiato delle vostre parrocchie ?

Credo che sia opportuno, come è stato finora, che i rapporti pastorali con la popolazione vengono tenuti dai parroci con piena libertà, senza sentirsi in alcun modo condizionati da una vicenda che deve essere vissuta dai diversi attori – cittadini, fedeli o pastori, Radio Vaticana - in responsabilità e libertà di coscienza. Per questo, a parte il sondaggio di anni fa, di cui ho già parlato, con il precedente parroco di Cesano – persona che apprezzo e stimo moltissimo – non abbiamo mai voluto interferire con le autorità ecclesiastiche locali e ci siamo assunti le nostre responsabilità a livello di istituzione, consultando le autorità vaticane e collaborando con quelle italiane. Naturalmente sarei stato e continuo ad essere disponibile e desideroso di una migliore comunicazione, ma ciò suppone che sia possibile e desiderata anche dagli interlocutori. In questi anni i comitati hanno seguito con decisione la via giudiziaria penale, e questo è un’altra cosa. Come il Corriere ci ha chiesto di spiegare la nostra posizione, ed io ho cercato di farlo, così faccio volentieri con chi lo chiede in modo appropriato e corretto. Non mi sono mai stancato di ripetere in tutte le sedi possibili che la tranquillità della popolazione è per noi molto importante e che siamo impegnati a rispettare tutte le norme e le condizioni oggettive perché non vi siano ragioni di preoccupazione.

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Città del Vaticano, 09 giugno 2011.

 

 

 


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