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La Radio Vaticana e le onde elettromagnetiche

TRASCRIZIONE INTEGRALE DELL’INTERVISTA DI PADRE FEDERICO LOMBARDI S.I., DIRETTORE GENERALE DELLA
RADIO VATICANA, A REPORT (RAI 3)
SULLE EMISSIONI DEL CENTRO DI SANTA MARIA DI GALERIA.
Intervista registrata il 29 febbraio 2012
Trasmessa in minima parte nella puntata di Report il 27 maggio 2012.

D. – Allora, padre Lombardi, cosa prevede l’accordo bilaterale Italia-Santa Sede dell’8 giugno 2001?

R. – L’accordo nasce perché dopo le nuove norme dell’Italia sui campi elettromagnetici del 1998 e la legge del 2001, le attività svolte dal Centro Trasmittente internazionale della Radio Vaticana a Santa Maria di Galeria in certi punti e in certe aree erano superiori ai limiti previsti dalla nuova normativa italiana. Rispettavano le norme internazionali della Commissione di protezione delle radiazioni non ionizzanti fin dal 1992, però le nuove norme italiane che sono tra le più restrittive del mondo venivano superate. Allora, siccome si trattava di un accordo internazionale – quello per il Centro di Trasmissioni di Santa Maria di Galeria – ratificato dal Parlamento italiano, trattare della nuova situazione toccava alle autorità della Santa Sede e ai rappresentanti dello Stato al livello addetto, che era appunto quello di una commissione bilaterale. Allora, la discussione è stata sostanzialmente su questo principio: la Santa Sede accetta, naturalmente, se l’Italia lo chiede, di adeguarsi alle nuove normative italiane; allo stesso tempo, poiché questo significa un cambiamento della situazione e delle possibilità del Centro trasmittente, che deve limitarsi e riorganizzarsi, allora si chiede anche un contributo da parte dell’Italia per aiutare la riorganizzazione in modo tale che le attività del Centro non superino in nessun modo le normative italiane. Allora, questo è stato realizzato in questo modo: per quanto riguarda le onde corte, con una riorganizzazione interna dell’uso delle antenne e dei trasmettitori – era abbastanza facile. Per quanto riguardava le onde medie, invece, con un trasferimento di una parte importante della trasmissione in onde medie per l’Europa ad un altro Centro trasmittente esterno – concretamente era Montecarlo Radiodiffusion – a cui si faceva avere il segnale e che trasmetteva quindi sull’Europa con frequenze analoghe a quelle con cui prima si trasmetteva da Santa Maria di Galeria. Questa soluzione, anche con il contributo dell’Italia e il trasferimento delle onde medie fuori, era provvisoria, evidentemente, perché non è che si potesse pensare ad un contributo su tempi molto prolungati, e dava il tempo, in qualche modo, di riorganizzarsi. Nella prospettiva di allora, si pensava in particolare allo sviluppo della digitalizzazione delle trasmissioni in onde medie e onde corte, cosa che però in realtà non si verificò così bene perché la tecnologia di trasmissione è stata realizzata, e anche noi ci siamo attrezzati per questo; però, il mercato delle radio nel mondo non ha prodotto a basso prezzo le radio digitali per ricevere onde medie e onde corte e quindi questa è una via che non si è quasi realizzata. Si è invece realizzata di più l’altra via, quella delle ri-trasmissioni da parte di radio locali, anche nel resto dell’Europa, che ha permesso poi, dopo un certo tempo, di sospendere anche la ri-trasmissione in onde medie da Montecarlo Radiodiffusion.

D. – La messa a norma degli impianti, a norma di legge, della legge italiana, quando sarebbe dovuta avvenire?

R. – E’ avvenuta entro il 31 di agosto del 2001, perché praticamente appunto, come dico, per le onde corte era molto facile la riorganizzazione interna; per quanto riguarda le onde medie si è invece fatto in tempi molto rapidi questo contratto con Montecarlo Radiodiffusion, è stata trasferita all’esterno una gran parte di attività di trasmissioni in onde medie. Quindi, dal 31 agosto del 2001, il Centro di Santa Maria di Galeria è perfettamente in regola con le normative italiane, e le misurazioni che sono state fatte regolarmente dagli enti adatti dell’Italia – c’è l’Ispra, l’Arpa, l’Istituto superiore di comunicazione – sono state fatte periodicamente. Noi chiedevamo che fossero fatte ogni sei mesi, in realtà sono state fatte praticamente ogni due anni perché questi enti ritenevano che fosse troppo gravoso e non fosse neanche necessario. Infatti, i risultati sono stati sempre confermati fino a recentissimamente: le ultime misurazioni sono state concluse in questi mesi.

D. – Senta, la normativa italiana, la legge del ’98 e anche poi il decreto del 2003, prevede 6 V/m quale limite residenziale, per così dire, ovvero per popolazioni che vivono al di sopra delle quattro ore nello stesso ambiente, cioè in un ambiente. C’è un allegato C a questa norma che prevede, qualora l’emittente abbia sforato in passato il limite dei 6 V/m, è necessario una riduzione del 10 per cento rispetto ai 6 V/m. Questo, appunto, è un allegato C che fa parte della legge del ’98. Relativamente alle misure che sono state fatte, e sono pubblicate sul sito dell’Ispra, insomma, sono facilmente consultabili, emergono alcuni dati: alcuni dati in regola, cioè, quindi a norma, altri dati non a norma. Per esempio, nel 2001, noi abbiamo Via Senio 25, che è una misurazione in banda stretta, abbiamo un 10.30. Nel 2002, abbiamo 5.63, che eccede l’allegato C a cui facevo riferimento. Nel 2003, abbiamo 6.3 in Via Baccanello 281.

R. – No, guardi che la misura prima che lei ha detto è appunto quella compiuta nel 2001, prima che fosse fatto l’adeguamento, cioè quando nel 2001 si è fatta la prima campagna di misure, era proprio per vedere quali erano i punti, qual era la situazione e in base a questi decidere il piano di adeguamento. Per questo è chiaro che in quel caso c’era un superamento: c’erano quattro superamenti verificati nel 2001, ma siamo prima del 31 agosto, e quindi proprio per questo si è realizzato l’adeguamento. Poi lei ha riferito un punto estremamente vicino, diciamo, al limite, quindi siamo veramente “al pelo”, e tra l’altro bisogna anche pensare che questi punti sono scelti un po’ come i punti di picco, come i punti di maggiore problematica alla luce del tipo di trasmissioni che si fanno. Quindi, mi pare che si possa dire che siamo assolutamente tranquilli.

D. – E a che cosa è dovuto questo sforamento, seppur di poco?

R. – Ma, veda che la questione dei campi dipende anche da tante circostanze diverse. Sono anche, magari, variabili in base a certe condizioni di carattere – diciamo così – ambientale o meteorologico o di altro genere, quindi siamo veramente mi sembra del tutto nelle misure. Poi, come lei sa, la misura del 6 V/m è praticamente la più restrittiva del mondo, perché negli altri Paesi sia della Unione Europea, sia negli Stati Uniti sia in tanti altri Paesi si continuano a conservare le indicazioni dell’Icnirp, come indicative. E qui siamo molto volte al di sotto. Noi le indicazioni dell’Icnirp le abbiamo osservate dal ’92 proprio per legge dello Stato della Città del Vaticano, cioè sei anni prima che l’Italia si desse una qualsiasi normativa nel merito.

D. – Proseguiamo. Ci sono state tre indagini epidemiologiche. Qual è la posizione di Radio Vaticana in merito ai risultati di queste indagini epidemiologiche, tenendo presente che nel 2010 è stata poi ultimata l’indagine del dottor Andrea Micheli dell’Istituto Tumori di Milano – è un’indagine istituita dal Gip del Tribunale di Roma – che ha riscontrato fino a 6,69 volte il rischio di morire di leucemia per chi ha vissuto per almeno 10 anni tra i 6 e i 12 km, mentre il rischio dei bambini di ammalarsi è fino a cinque volte in più: Radio Vaticana che cosa dice in merito?

R. – Sì. Lei ha parlato di tre indagini. Le prime due sono state studiate in modo piuttosto approfondito già negli anni 2000-2001 da un gruppo di lavoro istituito dal Ministero della Sanità di allora – ministro era Veronesi – e il gruppo internazionale costituito presso l’Istituto Superiore di Sanità ha fatto un rapporto, pubblicato dal ministro Sirchia, che è in realtà estremamente tranquillizzante rispetto alle risultanze di queste indagini che, anche se vengono lette in un modo adeguato e completo, sono effettivamente non particolarmente preoccupanti.

D. - … ma non del tutto tranquillizzanti, stava dicendo …

R. – No! Diciamo che certamente hanno suscitato una riflessione, manco male. Però proprio per questo sono state approfondite adeguatamente da questo gruppo di lavoro che ha confrontato i risultati di queste indagini con la letteratura scientifica e con i suoi risultati; sono venuti anche a chiederci molte informazioni che noi abbiamo dato loro con grande disponibilità e quindi il rapporto del gruppo è stato veramente molto utile per ristabilire una vera serenità nell’ambiente. La perizia più recente, la perizia di Micheli, di cui lei fa riferimento, è stata studiata in modo piuttosto approfondito ed è stata sottoposta anche ad una critica piuttosto radicale dagli esperti a cui noi ci siamo anche riferiti, e che sono il professor Veronesi e la professoressa Lagorio. La critica da loro fatta è pubblicata sul sito della Radio Vaticana, quindi tutti la possono vedere, e vedranno che le conclusioni di questa critica, che è piuttosto dettagliata, sono molto serie. Io non posso qui, evidentemente, entrare tanto nei particolari, però – per essere estremamente telegrafici – è uno studio fatto su un numero piuttosto limitato di casi, rispetto ad altri studi fatti anche internazionalmente su questo; è uno studio che presenta dei larghissimi margini di incertezza per ogni dato che viene presentato; è uno studio che non ha fatto nessuna misura, e questo un po’ per principio, però è un fatto: cioè, se non c’è nessuna misura di campo elettromagnetico, poi dire che i campi elettromagnetici sono la causa delle malattie e delle morti, questo diventa un po’ problematico. E poi, un’ultima cosa che vorrei notare, visto che lei ha fatto riferimento alle precedenti indagini: i risultati di questa perizia di Micheli sono un po’ paradossali, nel senso che parlano della verifica di un rischio maggiore più lontano dal Centro, piuttosto che vicino, cioè oltre i 5 o i 6 km. E questo è veramente contro un’evidenza, nel senso che se uno pensa che l’intensità delle emissioni siano causa, allora non si vede perché ci sia più rischio lontano piuttosto che vicino. E questo è anche in contraddizione con una delle indicazioni, uno dei punti interrogativi che avevano posto le precedenti indagini del 2001, in cui effettivamente si parlava invece di gradiente, anche se era un numero estremamente limitato di casi, dal più vicino – con un rischio maggiore – al più lontano. Quindi, si contraddicono un po’ tra di loro, queste perizie. Se poi uno tiene conto che c’è un’ampia letteratura scientifica, che è quella recensita anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, che non ritiene che consti scientificamente una connessione di causa-effetto tra le radiofrequenze, che sono quelle di cui noi ci occupiamo, e l’abbreviamento della vita o cancro, allora veramente la perizia di Micheli diventa una cosa un po’ particolare, essendo già criticata dal punto di vista metodologico e anche in controtendenza con i grandi risultati della comunità scientifica internazionale. E quindi noi riteniamo che non sia da considerare particolarmente valida e preoccupante.

D. – Sì, però c’è il discorso, poi la domanda è questa qui, diciamo: visto che buona parte del mondo scientifico indipendente non esclude effetti dei campi elettromagnetici sull’organismo umano, nel lungo periodo, anche con valori al di sotto dei 6 V/m, lei si sente di escludere tali effetti?

R. – Ma, guardi … La scienza continua a cercare, evidentemente; quindi io non sono colui che conosce i risultati della scienza per sempre. La questione degli effetti di lungo periodo, come lei sa, è stata molto discussa recentemente, soprattutto per gli elettrodotti e per i telefoni cellulari. Per quanto riguarda le radiofrequenze, non ci sono degli studi particolari in questo campo, e certamente non ci sono delle evidenze: questo lo ha detto, lo dice continuamente, lo ha detto più volte l’Organizzazione mondiale della sanità. Quindi, se uno ha un’opinione diversa, però non è certamente l’opinione della maggior parte della comunità scientifica. Ad ogni modo, se uno vuole fare degli studi anche sul lungo periodo per quanto riguarda le radiofrequenze, potrebbe anche farlo: non tocca a me in nessun modo proibirlo. Però, di per sé, bisogna che ci siano dei motivi per avere delle preoccupazioni particolari quando la gran parte della comunità scientifica non coltiva questo tipo di preoccupazione e non si conosce attualmente alcuna spiegazione per cui questo tipo di frequenze provochino delle modifiche o dei danni nelle cellule di tipo cancerogeno. Ecco, questo è sostanzialmente il motivo per cui anche il professor Veronesi, che di cancro ne sa più di lei e più di me, si ritiene molto impegnato in questo tipo di battaglia, di discussione e si è offerto di essere il nostro esperto, spontaneamente e gratuitamente.

D. – Quindi, allo stato attuale lei si sente di escludere che ci siano degli effetti nel lungo periodo con campi magnetici o campi elettrici di 6 V/m?

R. – Io mi sento di direi che, siccome non abbiamo nessun motivo di pensare che ci siano, io mi regolo in base a questa situazione. Cioè, io non posso regolarmi in base a delle ipotesi non verificate in alcun modo.

D. – Va bene. Perché, lei sa, ci sono degli studi che affermano il contrario – questo immagino lo sappia – ci sono vari effetti, tant’è che anche gli effetti …

R. – Io le ho detto – come mi pare che lei lo sappia anche – che la discussione importante che c’è stata in questi ultimi tempi, in questi ultimi anni, riguarda gli elettrodotti, riguarda i telefoni cellulari, soprattutto.

D. – Poi anche include come possibilmente cancerogeni e fa riferimento ai cellulari, ma mette comunque i cem, cioè i campi elettromagnetici in generale, non fa una specifica sui cellulari; dice soltanto che i risultati riguardano … si sono fatti più esperimenti con i cellulari, fondamentalmente; ci sono più dati relativi ai cellulari, ma non esclude però che siano …

R. – Ma lei sa che è un meccanismo completamente diverso, quello dei cellulari, da quello delle radiofrequenze … Bene. Grazie. Passiamo ad un’altra domanda.

D. – Visto che i dubbi nella popolazione relativamente alla presenza di un problema nella zona sono corroborati, sono stati corroborati anche dai risultati di alcune indagini, per ultima questa qua del dr. Micheli, tuttavia è anche un altro fattore di preoccupazione per la popolazione che nella zona si continui ad ammalarsi di leucemia, continuano a portare cartelle cliniche in Procura di persone che si stanno ammalando in questo … cioè oggi, in questi anni, nei pressi dell’impianto. Ancora non si sa con certezza la causa di queste malattie. Lei pensa che le autorità preposte alla tutela della sanità pubblica dovrebbero approfondire la questione per sciogliere qualsiasi dubbio nella popolazione?

R. – Ma, guardi, purtroppo ci si ammala da tante parti per tanti motivi; il fatto che ci si ammali anche nella zona di Cesano non vuole ancora dire di per sé molto sul rapporto causa-effetto tra l’attività di radiodiffusione e le malattie. Quindi, su questo mi sembra che non ci sia un’argomentazione particolarmente forte da fare. Per quanto riguarda la precauzione da usare, c’è il rispetto delle leggi che l’Italia ha voluto mettere come molto più restrittive degli altri Paesi d’Europa e del mondo sviluppato, per esempio gli Stati Uniti, o così via. Allora, io non vedo quali altri criteri oggettivi si possano usare per dire che si usano le precauzioni adatte, se non seguire delle norme date da organismi competenti. Questo è esattamente quello che noi abbiamo inteso fare negli anni Novanta, prima che l’Italia si facesse qualsiasi norma, rispettando le indicazioni dell’Icnirp, della Commissione internazionale, recepita poi anche da tanti altri Paesi, e da quando l’Italia ha messo delle norme più restrittive, ci è sembrato doveroso nei confronti della popolazione, anche se ci sono tanti esperti che discutono sulla oggettività del limite dei 6 V/m, rispettarlo proprio per rispetto della popolazione che può pensare che questo sia anche un limite che le dà maggiore tranquillità. Quindi, questo è quello che noi riteniamo di fare e di dover fare: rispettare delle norme oggettive, e su questo muoverci. Per il resto, evidentemente ognuno vive in un mondo in cui di onde elettromagnetiche ce ne sono da tutte le parti, per tanti motivi: fatte dagli elettrodomestici, fatte da tante cose … Quindi, ogni tipo di sorgente dev’essere seguita per non essere dannosa, in base a determinate norme. Ma avere una assoluta assenza di ogni possibile tipo di irraggiamento elettromagnetico, non fa parte di questo mondo: noi viviamo dalla mattina alla sera in tutti i luoghi immersi in vari tipi di onde e di campi. L’importante è che questi siano controllati in modo tale da ragionevolmente non essere in nessun modo dannosi. Questo è quello che noi facciamo, seguendo le norme internazionali o nazionali, proprio per garantire serenità alla popolazione.

D. – Infatti, io non mi riferivo all’operato di Radio Vaticana. La domanda è: per sciogliere ogni dubbio, le istituzioni pubbliche dello Stato italiano, preposte alla sanità pubblica, potrebbero e dovrebbero effettuare magari uno studio più approfondito o interessarsi al problema, per escludere, per tranquillizzare la popolazione, per escludere qualsiasi effetto, possibile causa di queste …

R. - Ma guardi, ad ognuno la sua responsabilità. Noi, in base ai risultati della letteratura scientifica e alle indicazioni delle normative, noi riteniamo di essere del tutto tranquilli, e questa è la nostra responsabilità e siamo convinti di fare quello che dobbiamo fare per la tranquillità, per la protezione della popolazione e delle persone. Ad ognuno, poi, la sua responsabilità. Non tocca a me dire alle autorità sanitarie cosa devono fare.

D. - Lei pensa che una ricostruzione storia dell’esposizione alla popolazione del XX municipio, della zona intorno all’impianto, una ricostruzione storica dell’esposizione ai campi elettromagnetici possa essere utile in qualche modo, per capire l’esposizione precedente all’accordo Italia-Santa Sede, cioè l’esposizione prima del giugno 2001?

R. - Ma, guardi, queste sono cose che sono estremamente complesse per un fatto, cioè per il modo in cui il nostro Centro funziona. Perché uno si immagina che ci siano tutte le antenne e tutti i trasmettitori a tempo pieno funzionanti con la massima potenza. In realtà bisogna rendersi conto di come funzione questo Centro trasmittente, che non è affatto con una trasmissione omogenea nel tempo, nelle direzioni e nelle potenze in tutte le direzioni. Quindi, il fatto della distanza, che è appunto un criterio usato spesso in questi esami, in questi studi, non è convincente, non ha un fondamento oggettivo. Ritrasmettiamo verso aree differenti, con frequenze differenti in ore differenti della giornata, spesso per un tempo piuttosto breve. Quindi ricostruire – diciamo – una storia di esposizione nei dintorni, differenziata e dettagliata, non è certamente facile. A dire il vero non c’è stato neanche chiesto di aiutare in questo senso. Io ricordo solo una visita con richieste precise di informazioni da parte del gruppo che studiava i due studi del 2001, in cui demmo tutte le informazioni che erano possibili. Del resto questo modo di trasmettere da parte nostra non ha nulla di misterioso: è pubblicato, e diffuso in tutte le informazioni proprio perché per ascoltare, l’ascoltatore deve sapere che c’è una trasmissione ad una certa ora e con certe frequenze per lui … Sennò non ascolta e l’attività è inutile! Rimane che sarebbe – credo – estremamente difficile fare una storia che ritorni indietro nel tempo, anche perché poi, a volte, i palinsesti si sono modificati, le potenze con cui si è trasmesso si sono modificate … Però diciamo che chi vuole studiare può provare a studiare.

D. – Ai tecnici la valutazione della difficoltà o meno …

R. – Esattamente.

D. – Qualora lo Stato italiano decidesse di effettuare una ricostruzione storica dell’esposizione della popolazione, anche precedente al 2001 e quindi prima dell’Accordo Italia-Santa Sede, Radio Vaticana sarebbe disposta a fornire alle autorità di controllo, qualora vi fosse la necessità, tutti i dati relativi alla configurazione dei suoi impianti in passato? Ovvero, sarebbe disposta a rinnovare la collaborazione?

R. – In principio non c’è mai stata una opposizione a questo, anzi, noi l’avremmo desiderata tante volte quando abbiamo sentito tante critiche e nessuno ci ha mai chiesto cosa stavamo facendo, in modo serio e con il vero desiderio di conoscere. Del resto – come dicevo – sono cose pubbliche: noi partecipiamo all’attività degli enti internazionali di radiodiffusione, facciamo gli incontri con gli altri radiodiffusori con cui bisogna regolare – insieme – potenze e frequenze in modo tale da non interferire. Quindi diciamo che tutto è stato fatto sempre in modo molto preciso e alla luce del sole. Credo, però, che sia una cosa di grande impegno e di grande difficoltà, per cui non so se ci sarà qualche istituzione che si sentirà di affrontare degli argomenti di questo genere, tanto più che adesso io credo che l’attività e la vita del Centro praticamente hanno un po’ fatto il loro corso e l’attività si va gradualmente riducendo, perché mi pare che effettivamente la tecnologia della trasmissione analogica in onde corte e in onde medie ha fatto un poco il suo tempo e può servire soprattutto per determinate aree del mondo, che per noi sono prioritarie, ma per molte altre non serve più.

D. – Poi del futuro abbiamo proprio una domanda … Quindi sarebbe, comunque, nonostante la difficoltà, disponibile, Radio Vaticana …

R. – Manco male. Noi non abbiamo mai negato la collaborazione per chi onestamente e chiaramente volesse studiare le cose.

D. – Radio Vaticana ha mai commissionato uno studio di ricostruzione storica dell’esposizione della popolazione? Per conto suo, intendo …

R. – No, perché noi siamo convinti che seguendo le indicazioni della Commissione internazionale facevamo la cosa più seria che si poteva fare: cioè, per parte nostra, noi siamo responsabili fino al confine, al perimetro del Centro Trasmittente; non tocca a noi fare delle indagini sul territorio italiano. Noi siamo responsabili perché il Centro trasmittente segua le raccomandazioni delle Commissioni internazionali, che sono recepite dal Vaticano come importanti sia per la protezione delle popolazioni, sia dei lavoratori. Questo lo abbiamo fatto e questo riteniamo sia il nostro dovere.

D. – Come può essere coniugata l’esigenza di Radio Vaticana a diffondere il suo messaggio in tutto il mondo e il rispetto del principio di precauzione, quindi?

R. – Questo mi pare di averlo già detto. Noi abbiamo certamente un compito che è quello del diffondere il più possibile e verso tutti i punti cardinali una informazione, una presenza della Chiesa per gli ascoltatori interessati, che sono principalmente i cattolici, ma non solo. La nostra priorità è sempre stata soprattutto quella delle persone che vivevano in aree difficili o dove mancava la libertà – la libertà religiosa o la libertà in assoluto, cosa che succede anche adesso, in certi Paesi; e in Paesi molto poveri, dove non ci sono altre tecnologie o altre possibilità di comunicazione. Questo è sempre stato un po’ il nostro criterio e continuiamo a seguirlo ed è per questo che ci interessa anche una tecnologia che è in via – se vogliamo – di obsolescenza, come quella analogica in onde corte, perché è l’unica con cui possiamo raggiungere un certo tipo di ascoltatori. Per quanto riguarda la precauzione, la tutela della popolazione, noi non abbiamo mai trovato un altro modo più obiettivo e sicuro che quello di seguire le raccomandazioni e le indicazioni degli organismi a ciò deputati, autorevoli a livello internazionale: quindi, la commissione dell’Icnirp, riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità, a cui la gran parte dei Paesi del mondo si ispirano e, quando l’Italia ha fatto la sua nuova normativa con i suoi criteri, allora noi ci siamo adeguati a questo, proprio anche per la serenità psicologica della popolazione.

D. – Le prospettive future di Radio Vaticana, quindi parliamo dell’evoluzione tecnologica e la partnership con altri Centri di trasmissione …

R. – Sì. Un Centro trasmittente come quello di Santa Maria di Galeria, nella sua forma principale dei 50 anni passati, che è ancora la principale attualmente, cioè in onde corte e in onde medie con trasmissione analogica, è uno strumento molto importante che però ha fatto un po’ la sua storia e sta, in certo senso, avvicinandosi al compimento della sua parabola. Molti dei broadcaster internazionali stanno lasciando questo tipo di tecnologia e passano, per quanto possibile, alla ri-trasmissione da parte di Radio in fm locali oppure ad altro tipo di tecnologia, potenziando la televisione o altre cose. Noi evidentemente seguiamo tutto questo da sempre, con attenzione. Come ho accennato, il passaggio in cui molti broadcaster avevano sperato – in un certo senso – per una nuova primavera delle onde corte e delle onde medie, cioè della trasmissione con metodologia digitale, che poteva permettere un abbattimento delle potenze pur avendo un buon segnale, questa è una via che non è mai decollata, realmente, quindi è rimasta un po’ di tipo sperimentale e limitato. E’ buona per la trasmissione, cioè siamo maturi per la trasmissione con tecnologia digitale, ma mancano i ricevitori diffusi ampiamente; quindi, se non si può ascoltare, non serve granché. Invece, le vie su cui si può muoversi sono naturalmente la ri-trasmissione da parte di altre Radio che ricevono il segnale via satellite o via internet, e su questo noi lavoriamo da 15 anni, da 20 anni a questa parte, evidentemente; e il moltiplicarsi, il diffondersi di Radio cattoliche – ma non solo – che ri-trasmettono permette naturalmente poi di ridurre il servizio diretto, in onda corta. Oppure, si può anche arrivare in certe aree del mondo direttamente con internet: questo però suppone una disponibilità di queste nuove tecnologie molto ampia, che non c’è dappertutto; oppure, arrivarci tramite altri centri trasmittenti, magari ancora in onda corta o in onda media, da aree più vicine, a cui far giungere il segnale. Questa è una cosa che noi evidentemente studiamo sempre, però ha degli inconvenienti: da una parte, perché è molto più costoso che il fatto del trasmettere in proprio, e poi è anche molto meno sicuro come continuità e cura del servizio. Questo, però, naturalmente diventa sempre più realistico quanto più si riducono le aree del mondo per cui questo sia veramente utile o necessario. Le mie priorità sono principalmente l’Africa, i Paesi del Corno d’Africa, i Paesi molto poveri dove non c’è una possibilità non solo di avere le nuove tecnologie, ma neanche di avere Radio locali che servano la popolazione; oppure i lavoratori cattolici nell’Arabia Saudita, che non hanno nessuna possibilità di servizio per loro; altre regioni del mondo dove manca la libertà religiosa. In ogni caso soprattutto verso l’Africa, il Medio Oriente e parte dell’Asia. Verso l’Europa o verso gli Stati Uniti, invece, questa necessità è oramai molto ridotta e residuale.

D. – Possiamo anche dare una stima dei tempi che ci vorranno affinché ci sia questa evoluzione …

R. – Ma … l’evoluzione è continua. Adesso, quello che è difficile dire sono proprio i tempi più precisi, fino a quando noi pensiamo di mantenere attivo e vivo e aggiornato il Centro di Santa Maria di Galeria. E questo può dipendere anche da altre circostanze esterne: possono essere tempi non molto lunghi, tempi medi, perché le cose sono già cambiate molto da dieci anni a questa parte. Sono già cambiate molto da quando noi abbiamo fatto l’accordo. Quindi, penso che siano più brevi.

D. – Più brevi di dieci anni, quindi … Ho capito bene?

R. – Ha capito bene.

D. – Lei non pensa che Radio Vaticana, visto anche il messaggio che offre al mondo, debba porsi come imperativo il dialogo con la popolazione del XX municipio, superando ogni eventuale arroccamento sulle proprie posizioni, parlo reciproche?

R. – Sì … Ma, guardi, io, onestamente, ritengo – in coscienza – di averlo cercato, questo dialogo. Proprio 10 anni fa, avevo cercato di stabilire un incontro e poi, invece, mi hanno risposto sulle pagine del Corriere della Sera – non personalmente – che non lo volevano. E poi hanno promosso più che hanno potuto dei processi nei nostri confronti, quindi non abbiamo avuto l’impressione di una grande disponibilità al dialogo. Anche quando sono venuti qua – sempre nel famoso 2001 – per una manifestazione, noi abbiamo accolto la delegazione qui, nella nostra sede, abbiamo accolto il loro portavoce in trasmissione; e quindi, mi sembra che avessimo dimostrato una disponibilità. La disponibilità rimane sempre, però bisogna anche tenere conto di una cosa: che – come ho spiegato prima – si tratta di un’attività garantita che nasce ed è garantita da un accordo internazionale tra l’Italia e la Santa Sede. Quindi, ha un livello, una base, uno status su cui si svolge che è di rapporto tra l’Italia – il Parlamento ha ratificato un accordo – e la Santa Sede, che usa della Radio Vaticana per una sua missione importante. Quindi, non è neanche il rapporto tra me, come direttore della Radio, e i comitati di quartiere o il sindaco. Il rapporto è questo è internazionale. Quindi è qui che noi dobbiamo sempre riportarci per affrontare un argomento di questo genere. Naturalmente, se si tratta di rapporti invece di carattere umano, di comprensione, per cercare di capirsi, di dirsi quello che uno cerca di fare, come vive i problemi e come li può affrontare meglio, bè, per questo certamente la disponibilità c’è, ritengo che ci sia sempre stata. Ma dall’altra parte non ho avuto l’impressione che sia venuto qualcuno a dirmelo, anche quando io avevo cercato di farlo.

D. – Senta, nell’accordo sempre del giugno 2001, la Commissione bilaterale prende atto che il governo italiano si adopererà affinché l’assetto urbanistico interno riproduca in futuro, in quanto ad esso si riferisce, i problemi risolti con la presente intesa affinché siano presi provvedimenti per ridurre gli inconvenienti sugli apparati elettrici. Ecco, lei pensa che da parte del Comune di Roma ci sia stato un interesse affinché l’assetto urbanistico intorno all’emittente rispettasse gli accordi presi in Commissione bilaterale?

R. – Ma, guardi, questa cosa qui evidentemente in una visione complessiva del problema ha la sua importanza, perché diversi dei problemi che si sono posti sono dovuti al fatto che la città si è sviluppata e si è sviluppata in quell’area, si sono avvicinate le abitazioni all’area del Centro trasmittente e quindi era anche giusto rilevare questo. Per quanto riguarda poi le misure da prendere, bisogna essere anche molto realistici: credo che quello che noi potevamo fare, cioè quello di ridurre le nostre attività in modo tale da rispettare i limiti, l’abbiamo fatto, e credo che la storia adesso ci porta ad un’ulteriore evoluzione del Centro. Quindi, mi sembra un fatto di carattere storico questo di cui lei sta parlando.

D. – Cioè, l’assetto urbanistico è stato rispettato, secondo lei? Non ci sono state anche, se vogliamo, delle costruzioni, la nascita di costruzioni che in qualche misura avrebbero potuto contribuire anche all’assetto …

R. – Guardi su questo io non ho nulla da dire, non ho fatto studi sullo sviluppo urbanistico della zona, era naturalmente un principio che era bene che fosse affermato nel quadro generale del lavoro della Commissione. E poi, dopo, però, questo non rientrava nelle nostre capacità o possibilità di controllo o di intervento. Noi rispondiamo per quella che era la parte nostra.

D. – L’ultima domanda: lei non pensa che, sempre in relazione al messaggio che offre Radio Vaticana al mondo, Radio Vaticana debba fungere anche un po’ da sprone delle istituzioni preposte alla tutela della sanità pubblica, facendo sì che queste sciolgano con verifiche scientifiche sul campo ogni dubbio della popolazione?

R. – Ma, guarda, ognuno deve fare un po’ il suo compito. Noi siamo dei trasmettitori di un messaggio usando un certo strumento, che è la Radio. Noi dobbiamo usarlo nel modo corretto e dobbiamo essere responsabili nei confronti degli altri sia di quello che diciamo sia del modo in cui lo facciamo. Come le ho detto più volte, io ritengo che l’abbiamo fatto, perché ci siamo preoccupati di seguire le norme che avevano un fondamento oggettivo in rapporto alla popolazione, sia prima sia dopo che l’Italia si è data una normativa nel campo. Questo è quello che noi dobbiamo fare. Per il resto, certamente nel contenuto delle nostre trasmissioni noi ci occupiamo di tanti problemi: lei li ascolti e vedrà …

D. – … li ascolto …

R. – Bravo. E vedrà che ci occupiamo di tante questioni di carattere del bene comune a diverso livello, essendo un luogo aperto di dibattito e di incontro per lo sviluppo positivo della nostra città.

D. – Benissimo.

 

Città del Vaticano, 03 luglio 2012.

 

 

 


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