2007-04-04 14:24:52

Le ore del Triduo Pasquale, centro della speranza cristiana, spiegate da Benedetto XVI all’udienza generale in Piazza San Pietro


Gli avvenimenti drammatici che fanno da contrappunto alla Passione di Cristo permettono di riscoprire nel silenzio dell’anima la centralità del sacrificio di Gesù in un mondo inflazionato dalle parole. E’ uno dei pensieri con il quale Benedetto XVI ha spiegato, oggi all’udienza generale, il significato del Triduo Pasquale che inizia domani. Ventimila circa le persone presenti in Piazza San Pietro ad ascoltare il Papa, come ci racconta Alessandro De Carolis: RealAudioMP3

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Inizia con una notte in cui il sole è tramontato, non solo sulla terra, e si conclude alle soglie di un giorno il cui fulgore supera quello del sole. E’ tra questi estremi temporali che il clima “drammatico” che introduce alla Passione si scioglie nel grido di vittoria della notte di Pasqua: Cristo è Risorto, la morte è vinta. Sono i “colori” e le immagini della catechesi scelti oggi da Benedetto XVI per introdurre la Chiesa nei misteri del Triduo Pasquale. Ciò che avviene nel Cenacolo il Giovedì Santo ha il prologo del confronto lapidario tra Gesù e Giuda. Un confronto che avviene, non a caso, di notte:

 
“Quando il traditore abbandona il Cenacolo, s’infittisce il buio nel suo cuore – è notte interiore – cresce lo smarrimento nell’animo degli altri discepoli – anche loro vanno verso la notte –, mentre tenebre di abbandono e di odio si addensano sul Figlio dell’Uomo che si avvia a consumare il suo sacrificio sulla croce. Quel che commemoreremo nei prossimi giorni è lo scontro supremo tra la Luce e le Tenebre, tra la Vita e la Morte. Dobbiamo situarci anche noi in questo contesto, consapevoli della nostra ‘notte’, delle nostre colpe e delle nostre responsabilità, se vogliamo rivivere con profitto spirituale il Mistero pasquale, se vogliamo arrivare alla luce del cuore mediante questo Mistero, che costituisce il fulcro centrale della nostra fede”.
 
Il Giovedì Santo, ha proseguito il Papa, è il giorno della commozione per i sacerdoti, il giorno in cui in certo modo Gesù “anticipa” la sua morte nel pezzo di pane della prima Eucaristia. Ma quegli stessi discepoli che lo attorniano in quel “momento di forte comunione ecclesiale” sono gli stessi che poco dopo cederanno al sonno durante l’agonia del loro Maestro. Una condizione, ha notato il Papa, non estranea a cristiani di oggi:

 
“Vediamo come i discepoli hanno dormito, lasciando solo il Signore. Anche oggi spesso dormiamo, noi suoi dicsepoli. In questa notte sacra del Getsemani vogliamo essere vigilanti, non vogliamo lasciar solo il Signore in questa ora”.

 
Preghiera, accompagnata dai segni del digiuno e della penitenza, è il filo spirituale del Venerdì Santo. La scena del Calvario raccontata dalla liturgia, ha sottolineato il Papa con le parole di Giovanni Crisostomo, mostra la Croce tanto nella sua veste di “simbolo di condanna”, quanto di “sorgente della pace”. E la “storia dell’umana infedeltà” che porta Cristo alla morte viene ripercorsa passa passo con la Via Crucis: un “pio esercizio” che condensa la “saggezza del cristiano”, ovvero quella di imparare a guardare Gesù “con gli occhi del cuore”: così come faremo, ha soggiunto il Papa, dopodomani al Colosseo. Infine, il Sabato Santo, il giorno del silenzio:

 
“Il Sabato Santo è giorno in cui la liturgia tace, il giorno del grande silenzio, ed i cristiani sono invitati a custodire un interiore raccoglimento. E nell’inflazione delle parole che vediamo e viviamo oggi, è un giorno così necessario il giorno del silenzio. San Gregorio Magno una volta ha detto: Non parlando, impariamo a tacere, ma tacendo, nel silenzio, impariamo a parlare bene”.

 
La Veglia pasquale, con i suoi riti di benedizione dell’acqua e del fuoco e la proclamazione della Risurrezione, fanno risplendere, ha osservato il Pontefice, il volto sempre giovane e bello della Chiesa. Dunque, ha concluso, il Triduo Santo non è solo ricordo di una realtà passata:

 
“E’ realtà attuale: Cristo anche oggi vince con il suo amore il peccato e la morte. Il Male, in tutte le sue forme, non ha l'ultima parola. Il trionfo finale è di Cristo, della verità e dell’amore! Se con Lui siamo disposti a soffrire ed a morire, ci ricorderà san Paolo nella Veglia pasquale, la sua vita diventa la nostra vita. Su questa certezza riposa e si costruisce la nostra esistenza cristiana”.
 
Tra i saluti nelle varie lingue al termine dell’udienza generale, Benedetto XVI ne ha rivolto uno in particolare ai partecipanti all’incontro internazionale dell’UNIV, promosso dalla Prelatura dell'Opus Dei. “Cari amici – ha detto fra l’altro - vi auguro che queste giornate romane siano per tutti occasione di una forte esperienza ecclesiale perché possiate tornare a casa animati dal desiderio di servire più generosamente Cristo e i fratelli”. E un altro saluto ha raggiunto i pellegrini polacchi in Piazza San Pietro ma idealmente anche tutti gli abitanti del Paese europeo. Ricordando il secondo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, il Papa ha aggiunto: “Ringrazio tutti per la costante preghiera presso la Sua tomba. Mi rallegro con voi per il progresso del Suo processo di beatificazione. Che l’insegnamento del Servo di Dio cambi la vita di ogni polacco e la vita di ogni famiglia polacca”.

 
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Domani mattina il Papa presiederà nella Basilica di San Pietro la Santa Messa Crismale. La Radio Vaticana trasmetterà la cronaca del rito, in lingua italiana, a partire dalle 9.20 sull'onda media di 585 kHz e sulla modulazione di frequenza di 105 MHz.








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