2008-02-02 14:44:20

In Ciad i ribelli provenienti dal Sudan conquistano N'Djamena


Situazione preoccupante in Ciad dove almeno duemila ribelli provenienti dal Sudan sono riusciti a prendere il controllo di N’Djamena. Combattimenti sono avvenuti davanti al palazzo presidenziale. Secondo alcune fonti, gli insorti sono riusciti a rompere la recinzione dell’edificio all’interno del quale c’è il presidente Deby. Circa 150 soldati francesi sono giunti stamani nella capitale ciadiana per arginare le violenze. L’Unione Africana ha duramente condannato l’attacco, incaricando il leader libico Gheddafi e il presidente congolese, Denis Sassou-Nguesso, di guidare la mediazione per risolvere la crisi. Ieri gli operatori umanitari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e altre Ong hanno lasciato la parte orientale del Ciad. Sulla situazione nel Paese, Stefano Leszczyski ha intervistato Irene Panozzo, africanista di “Lettera 22”:RealAudioMP3


R. – E’ da alcuni anni che gruppi ribelli ciadiani operano nell’est del Paese al confine con il Sudan e in particolare con la regione del Darfur, quindi una zona molto instabile. Nel corso di questi anni – dal 2003 in poi – si è registrato un forte afflusso di profughi in arrivo proprio dalla crisi del Darfur, persone che appartengono in molti casi alle stesse etnie perché l’etnie che vivono nella regione sudanese vivono anche nella parte orientale del Ciad.

 
D. – C’è una forte presenza internazionale nel Paese, in particolare da parte della Francia...

 
R. – Il Ciad è una ex colonia francese ed è forse il Paese che meno si è reso indipendente dall’ex madre patria, per cui a N'Djamena è sempre rimasta una presenza militare francese e la Francia ha sempre molto influito, dagli anni ’60 in poi, sulle vicende politiche del Paese. Adesso bisognerà capire che cosa ha intenzione di fare Parigi.

 
D. – Da un punto di vista umanitario, cosa significa questo ulteriore aggravamento della crisi?

 
R. – Probabilmente è presto per capire cosa succederà, quale sarà il destino sul piano umanitario e quale sarà il risultato degli scontri di queste ore a N'Djamena. Poi si potrà capire anche come evolverà la situazione nell’est del Paese che è sicuramente la zona più fragile, più instabile di tutto il Ciad.
 
Kenya-violenze
In Kenya non accenna a diminuire l’ondata di violenza seguita alle elezioni del 27 dicembre scorso. Sono almeno 44 i morti nelle ultime 24 ore dopo l’intesa per cessare immediatamente gli scontri, raggiunta ieri dai rappresentanti del presidente Kibaki e del leader dell’opposizione Odinga. Un accordo sottoscritto grazie alla mediazione dell’Unione Africana e dell’ex segretario generale dell’ONU, Kofi Annan. Il testo prevede “temi a breve e a lunga scadenza” con colloqui fissati per i prossimi 15 giorni.

Iraq
In Iraq si aggrava il bilancio dei due attentati kamikaze condotti ieri a Baghdad da altrettante donne con disabilità mentale. Fonti governative parlano di un centinaio di vittime e di almeno 208 feriti. Secondo le autorità locali, ad azionare l’esplosivo con un comando a distanza sarebbero stati uomini di Al Qaeda. Teatro degli attacchi, due mercati della capitale.

Medio Oriente
Si sono conclusi al Cairo i colloqui tra Hamas e le autorità egiziane sul valico di Rafah. Il governo egiziano – che sta ricostruendo il muro di confine con Gaza abbattuto nei giorni scorsi - ha fatto sapere che non permetterà altri sconfinamenti. Dal canto suo il movimento integralista ha ribadito la cooperazione con l’Egitto e si è detto favorevole a collaborare con le milizie del presidente palestinese Abu Mazen per il controllo della frontiera, purché si elimini l’influenza di Israele. Hamas ha poi affermato che non si opporrà alla presenza di osservatori internazionali nell’area.
 
Sri Lanka
Attentato anche in Sri Lanka alla vigilia della festa per i 60 anni dall’indipendenza. Un'esplosione è avvenuta a bordo di un autobus carico di pellegrini buddhisti a Dambulla,150 chilometri a nord della capitale Colombo. Almeno 20 le vittime e oltre 60 i feriti. Secondo le autorità la responsabilità dell’attacco è da attribuirsi alle Tigri Tamil.
 
Italia-governo
Ancora una giornata di consultazioni per il presidente incaricato Franco Marini. Oggi gli incontri con le associazioni degli imprenditori, con i sindacati e con il Comitato per i referendum. Pessimista il presidente di Confindustria Montezemolo, che attacca la classe politica. Ma l’attenzione è concentrata sui faccia a faccia decisivi che Marini avrà lunedì con Veltroni e Berlusconi. Intanto la seconda carica dello Stato ribadisce che uno spiraglio di trattativa c’è e che tutti vogliono la riforma elettorale. Servizio di Giampiero Guadagni:RealAudioMP3
 
Sentiero stretto, strettissimo. Marini lo percorre però deciso nella speranza di trovare alla fine un ampio consenso politico sulla riforma elettorale. “E’ questo, precisa, il confine del mio mandato”. No dunque alla carta di riserva prospettata da D’Alema e fatta propria da tutto il partito democratico: cioè votare in aprile per il referendum e poi convocare le elezioni politiche. Proposta comunque bocciata da tutto il centrodestra e anche dalla sinistra. Che vedono ormai inevitabile il voto. Casini e Fini parlano già di campagna elettorale iniziata, il presidente della Camera Bertinotti, leader di Rifondazione comunista, invita la sinistra ad arrivare unita all’appuntamento. Marini non si arrende ancora. Mantiene in queste ore contatti fittissimi con Gianni Letta, il consigliere più ascoltato di Berlusconi. E all’ex premier, che incontrerà lunedì, manda a dire che Forza Italia non può trascurare gli sforzi che si stanno facendo e le richieste di accordo che arrivano dalle parti sociali. Parti sociali che il presidente incaricato, un passato da segretario generale della Cisl,  ha incontrato questa mattina. Imprenditori e sindacati hanno più o meno detto la stessa cosa: e cioè prima di tornare al voto serve una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Ma soprattutto serve coesione per affrontare le emergenze del Paese. A partire dai salari. Per il presidente di Confindustria Montezemolo  non ci sono comunque le condizioni per un’intesa e allora meglio non perdere tempo e andare subito alle urne. Montezemolo attacca la classe politica per aver dato al Paese un pessimo esempio. E chiede a chi vincerà le elezioni di  avviare una legislatura costituente perché le riforme siano realmente condivise. (Per la Radio Vaticana, Giampiero Guadagni)

Italia-rifiuti
In Italia resta ancora alta la tensione per l’emergenza rifiuti in Campania. Nella notte i vigili del fuoco hanno effettuato circa 40 interventi per spegnere i roghi dei cumuli di immondizia. Blocchi stradali sono segnalati nel casertano a Ferrandelle, sito indicato dal supercommissario De Gennaro per lo smaltimento dei rifiuti. Uno dei pochi rimasti nel piano dell’ex capo della polizia, non apriranno infatti cinque delle sei discariche previste.

Serbia-ballottaggio
La Serbia si prepara al ballottaggio di domani per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. 7 milioni gli elettori chiamati alle urne. A contendersi la carica di capo dello Stato sono Boris Tadic, considerato il simbolo della Serbia liberale, e Tomislav Nikolic, esponente dell’ala più nazionalista e al momento in vantaggio di circa 5 punti percentuali. Tra le discriminanti di queste consultazioni, soprattutto la questione del Kosovo pronto a dichiarare la sua indipendenza.

Russia-elezioni
La Russia si prepara al voto per le presidenziali del 2 marzo nelle quali si sceglierà il successore del presidente Putin. Favorito in tutti i sondaggi il delfino del capo del Cremlino, Dimitri Medvedev. Il servizio di Giuseppe D’Amato:RealAudioMP3


In Russia è iniziata ufficialmente la campagna elettorale. Quattro i candidati a contendersi l’eredità di Vladimir Putin. Il suo delfino, Dimitri Medvedev, è il favorito. I sondaggi lo danno vincente al primo turno, il 2 marzo prossimo, con circa il 70 per cento delle preferenze. Il comunista Ziuganov è l’avversario più accreditato. L’ultra nazionalista Zhirinovski e lo sconosciuto Bagdanov paiono tagliati fuori. L’ex premier, Kasianov, uno dei leader dell’opposizione non è stato registrato dalla Commissione elettorale. Tante le polemiche. Nuove incomprensioni sono sorte anche fra Mosca e l’OSCE, come nell’autunno scorso per le legislative. I canali televisivi federali e la macchina statale sono schierati con il 42enne vice premier Medvedev, già capo della Gasprom. Il suo stile in apparenza liberale dovrebbe portare qualcosa di nuovo al Cremlino. (Per la Radio Vaticana, Giuseppe D’Amato)

Polonia-USA
Accordo fatto tra la Polonia e gli Stati Uniti per collocare in territorio polacco il sistema di difesa antimissile costituito da dieci missili intercettori. Varsavia otterrà in cambio il rafforzamento delle proprie difese aree da parte di Washington che ora sta negoziando con la Repubblica Ceca per l’installazione di una base radar.

USA-sondaggi
Barak Obama ha ridotto lo scarto dalla rivale Hillary Clinton nella corsa all’investitura democratica per le presidenziali americane. Secondo gli ultimi sondaggi il senatore dell’Illinois si è attestato al 41 per cento delle preferenze, a soli 3 punti dall’ex first lady. Sul fronte repubblicano John McCain consolida il vantaggio su Mitt Romney, dato 15 punti indietro. Intanto la macchina elettorale si è trasferita nello Stato del Maine, dove domani si concluderà il voto che riguarda solo i repubblicani.
 
Colombia-FARC
Alta la tensione in Colombia dove otto persone, di nazionalità peruviana, sono state rapite dai ribelli delle FARC, forze armate rivoluzionarie, mentre un altro è morto. La notizia è stata diffusa dall’ambasciatore colombiano a Lima che però non ha chiarito le circostanze del sequestro, né l’identità degli ostaggi. (Panoramica internazionale a cura di Benedetta Capelli)

Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LII no. 33

 
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