2010-02-03 14:25:38

Il vescovo di Assisi sull'occupazione: evitare guerre tra poveri


In Italia è sempre più allarmante l’emergenza occupazionale. Agli oltre due milioni di disoccupati, censiti dall’Istat nel 2009, si devono aggiungere anche migliaia di lavoratori di varie aziende, tra cui Fiat, Alcoa ed Eutelia, che rischiano il licenziamento o la cassa integrazione. Oggi i dipendenti della Fiat scioperano in tutta Italia per 4 ore protestando per la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese nel 2012. Ieri oltre 500 operai della fabbrica dell’Alcoa di Portovesme, in Sardegna, hanno manifestato a Roma. Lo scenario è grave anche secondo l’Unione petrolifera italiana: oltre 7.500 persone delle raffinerie rischiano il posto di lavoro a causa della riduzione dei consumi e del calo della domanda mondiale. Appare inoltre critica la situazione di migliaia di lavoratori umbri e marchigiani in seguito alla crisi dell’azienda Merloni. I vescovi umbri, unendosi all’appello di domenica scorsa del Papa all’Angelus, hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, chiedendo un intervento immediato del governo su questa specifica emergenza. Ma quali sono le risposte auspicate dai presuli umbri? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, vice presidente della Conferenza episcopale umbra:RealAudioMP3  

R. – Da parte nostra non abbiamo misure concrete da identificare se non chiedere a tutte le istituzioni di sedersi con convinzione intorno ad un tavolo per verificare le possibilità sia eventualmente per tenere in vita l’azienda dell’Antonio Merloni sia per dare alternative a una popolazione che a quest’industria è legata in maniera specifica: un migliaio di operai in Umbria e un migliaio nelle Marche. Dunque una situazione che deve essere affrontata davvero con grande senso di responsabilità anche a livello nazionale. Abbiamo l’impressione che tra le tante criticità esistenti nel panorama nazionale questo problema, che è senz’altro di primo livello, non sia altrettanto rimbalzato nell’opinione pubblica e probabilmente non altrettanto preso in considerazione dalla politica.

 

D. – La Chiesa umbra si unisce dunque all’appello del Papa che domenica scorsa, all’Angelus, ha esortato “a fare tutto il possibile per tutelare l’occupazione”. Nella vostra lettera sottolineate, in particolare, che in una situazione di crisi generale anche la politica non può fare miracoli se non si innesca un circolo virtuoso che impegni lavoratori, imprenditori e governanti …

 

R. – Ci rendiamo conto che anche l’imprenditoria privata non può nascondersi di fronte a problemi così gravi. La politica ha naturalmente il compito di coordinare e di mettere le condizioni perché anche l’imprenditoria privata possa trovarsi facilitata. Sarebbe bello se a livello regionale, ma anche nazionale ed internazionale, questa questione fosse messa sul tavolo delle problematiche da prendere nella più seria considerazione.

 

D. – In Italia non solo gli operai umbri ma anche a Portovesme, a Termini Imerese e in altre realtà aspettano risposte dal mondo della politica. La Chiesa come segue questa fase delicata?

 

R. – Con un senso di grande preoccupazione e con il suo specifico ministero, che è quello della sensibilizzazione, dell’incoraggiamento e della speranza testimoniata. C’è il pericolo, in situazioni così gravi, che si inneschi una sorta di “guerra tra poveri”, di una concorrenza tra situazioni e posizioni che sono tutte altrettanto gravi. I principi ai quali da sempre si ispira la dottrina sociale della Chiesa sono la sussidiarietà e la solidarietà, principi che mai come oggi appaiono vitali per il nostro sistema sociale e politico e per la promozione della pace sociale. E’ dunque un momento di grande responsabilità per tutti.








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